Friday, May 26, 2006

I Gleam e la musica delle contaminazioni

"BRESCIAOGGI"

«Lip and tremble» è il titolo del primo album, dopo i due precedenti demo autoprodotti .

I Gleam e la musica delle contaminazioni.

Undici canzoni per 58 minuti sospesi fra pop e psichedelia, con testi in inglese.

Il loro suono è un po’ progressive, molto psichedelico, assolutamente senza tempo. Un blues fiero delle sue contaminazioni e aperto alle influenze più svariate. L’anima rock dei Gleam. Nati nel 2002 a Brescia, Andrea Salerni (voce, chitarra, piano, tastiere), Carlo Colombini (batteria), Filippo Piazza (chitarra) e Davide Gozio (basso) hanno fatto il salto di qualità dopo i demo autoprodotti incisi fino al febbraio 2005 (Paiza - The story so far volume 1 e 2, The big G - four songs demo).

Il punto di svolta è il primo album, «Lip and tremble»: 11 canzoni per 58 minuti sospesi fra pop e psichedelia. Testi in inglese (scritti da Salerni), attitudine live già rodata (in curriculum un concerto al Rolling Stone di Milano e la vittoria nella fase provinciale dell’Emergenza Festival).

Si comincia con il brano che dà il titolo al disco. «Lip and tremble» è un apripista di carattere. Svela subito la predilezione per un sound d’annata. Come se Doors e Cream non fossero mai passati di moda (e in effetti, a ben vedere, così è). Come se i ’60 fossero adesso. Il ventesimo secolo, l’era del rock, fa proseliti senza guardare alla carta di identità.

I Gleam hanno studiato la storia, ma non sono prevedibili e vivono nel presente. «Once purple» ha un respiro moderno, una complessità invidiabile. Si pone a metà del guado: può piacere ai fan dei Coldplay e di Mike Oldfield, ai poppettari e ai trendisti.

«Seven» sfiora i 7 minuti di durata: parte lento, cresce piano, tradisce l’amore per U2 e affini. Evidente l’omaggio al composito stile chitarristico di The Edge. Malinconia alla Verve che lascia subito il posto all’energia AcDc di «Genetically Rock». Il nome dice tutto.

L’album cresce quando le idee si intrecciano senza ostacolarsi. Emoziona e intriga «Halo», affresco onirico che richiama la new wave italiana più introversa e seminale. Ma riecco uno spirito hendrixiano nei riff giocosi di «Daily news».

Ai Gleam piace rockeggiare. «On the way to Ames» è una prova lampante: chitarra ipnotica, melodia ossessiva. Altro picco dell’album. «Escape blues» è una parentesi rilassante prima dell’ennesimo rock corposo e grintoso, «Light brown». Il ritornello di «If» non fa presa, mentre «Z conversation» conquista fin dalle prime note con la sua luminosa dolcezza.

Per ulteriori informazioni sull’attività della band: www.gleamstation.com oppure gleambox@gmail.com.

Gian Paolo Laffranchi