Tuesday, October 16, 2012

Prologo ad un progetto


Ipotizziamo una doppia storia, simmetrica, equilibrata, bilanciata nelle sue contraddizioni, nei suoi picchi, nei suoi crepuscoli;
Un primo e un secondo tempo in onore dei giorni in cui l'intervallo al cinema non destava sorpresa, era atteso come i lunghi titoli iniziali, oggi scomparsi a favore di neri papiri digitali in chiusura e di aperture shock;
Immaginiamo una terra che sia spazio reale poiché astratto: astratto, perchè musicale, reale, perchè musicale;
Una terra ai limiti della verticalità, su di essa scorrerebbero sogni in discesa, precipiterebbero obbiettivi illustri verso un vuoto corto di prospettiva, scorticandosi lungo le pareti ruvide dei rocciosi deserti di questa terra terribile e inclinata, dal fascino momentaneo, come tutte le illusioni alle quali abboccano le intuizioni troppo giovani, terreni di adolescenti legalmente cresciuti;
Segue dunque un'ipotesi aggettivante: un colore per una terra? Una screziatura umanizzante per questo spazio tangibile? Oppure un condimento matematico, come a descrivere un attributo quantitativo, per misurare, soppesare, valutare il reale contenuto del concetto in questione, al netto della confezione sicuramente petrolifera;
Sempre in due capitoli questa terra che vale poco e brilla molto, palcoscenico per sottomarche di sogni, landa piena di massa ma senza visione, terra che sta per "grande", uno Zero davanti che sta per "non illuderti";
Consideriamo le similitudini con le tradizioni acriticamente digerite e suoniamole rendendole grandi, gli sconfitti che esaltano la vittoria del deserto anteriore, nasce la tensione dei mezzi impotenti, conseguenza dei nostri limiti più consci, dovunque si vada la terra è Zero, già visto tutto, già stupiti mille volte da fatti non nuovi, intelligentemente inutili, come l'arte nella sua più bassa forma e ancor di più nelle sue versioni eterne, scopo di sé e basta, come ci fanno credere su un palcoscenico tanto obliquo, controllato, infallibile;
Realizziamo che nella sua crudeltà, frutto di un progettato declivio, sia prevista e contemplata la meraviglia, a pareggiare il deserto, senza il quale la differenza tra colore e prigione non potrebbe che essere inconsistente, in quanto delta naturale e aritmetico tra bello relativo e scabroso relativo, una meraviglia permessa da un'ora d'aria, una valvola che esplode nella sala di rianimazione delle idee, sarebbe colonna sonora, sonetto, credo, moda, pittura, contrasto, fenomeni tutti giudicati fastidiosi dai progettisti di una terra Zero, che poi non esiste sul mappamondo, sia chiaro, essa è il mappamondo stesso, puntualmente in sommossa, generalmente immobile, dove capita che la creazione spezzi la sua obliquità in evento finalmente orizzontale, volto alla speranza, pedonabile un po' da tutti;
Ipotizziamo quindi due parentesi complementari, dispari, la loro somma banalmente pari, facilmente uguale a dieci, come i brani di un prossimo album in due parti.