Friday, February 22, 2013

Pictorially

Mentre muoviamo i primi passi verso la nostra Terra Zero, un po' di esempi fomentanti di grandezza indubbia (ai quali guardare con ammirata umiltà e consapevole sproporzione) non guastano mai...

While moving the first steps towards our Earth Zero, some inciting examples of undoubted greatness (to be looked at with admired deference and aware disproportion) never hurt...


"[...] I now see that sorrow, being the supreme emotion of which man is capable, is at once the type and test of all great art. What the artist is always looking for is the mode of existence in which soul and body are one and indivisible: in which the outward is expressive of the inward: in which form reveals. Of such modes of existence there are not a few: youth and the arts preoccupied with youth may serve as a model for us at one moment: at another we may like to think that, in its subtlety and sensitiveness of impression, its suggestion of a spirit dwelling in external things and making its raiment of earth and air, of mist and city alike, and in its morbid sympathy of its moods, and tones, and colours, modern landscape art is realising for us pictorially what was realised in such plastic perfection by the Greeks. Music, in which all subject is absorbed in expression and cannot be separated from it, is a complex example, and a flower or a child a simple example, of what I mean; but sorrow is the ultimate type both in life and art. Behind joy and laughter there may be a temperament, coarse, hard and callous. But behind sorrow there is always sorrow. Pain, unlike pleasure, wears no mask. Truth in art is not any correspondence between the essential idea and the accidental existence; it is not the resemblance of shape to shadow, or of the form mirrored in the crystal to the form itself; it is no echo coming from a hollow hill, any more than it is a silver well of water in the valley that shows the moon to the moon and Narcissus to Narcissus. Truth in art is the unity of a thing with itself: the outward rendered expressive of the inward: the soul made incarnate: the body instinct with spirit. [...]"
(O. Wilde, "De Profundis")

"[...] Ora capisco che il dolore, essendo la suprema emozione di cui l'uomo è capace, è insieme il modello e il banco di prova di tutta la grande Arte. L'artista è sempre alla ricerca di un modo di esistere in cui anima e corpo siano uniti e indivisibili; in cui l'esteriore sia espressione dell'interiore; in cui la forma riveli l'essenza. Di tali modi di esistere ve ne sono non pochi; la giovinezza e le arti che hanno per oggetto la giovinezza possono servirci a un dato momento da modello; in un altro momento preferiremo pensare che, nella sua delicatezza e sensibilità di impressioni, nella sua capacità di evocare uno spirito che alberghi negli aspetti esteriori delle cose e si vesta ugualmente di terra o d'aria, di città o di nebbia, nella morbida fusione dei suoi umori, toni e colori, la moderna pittura paesaggistica stia realizzando per noi pittoricamente ciò che fu realizzato con tanta perfezione plastica dai Greci. La musica, in cui il contenuto è totalmente assorbito nell'espressione e non può esserne separato, è un esempio complesso di ciò che sto tentando di dire; un fiore o un bambino ne sono un esempio semplice; ma il dolore ne è il prototipo, nella vita come nell'Arte. Dietro alla gioia e al riso può esservi un temperamento rozzo, duro e insensibile. Ma dietro al dolore vi è sempre il dolore. La sofferenza non porta maschera, al contrario del piacere. La verità in Arte non è una corrispondenza tra l'idea essenziale e l'esistenza accidentale; non è la somiglianza tra forma e ombra, o tra il riflesso della forma nel cristallo e la forma stessa; non è l'eco rimandato dalla cavità del monte, né lo specchio d'acqua argentea che dalla valle mostra la luna alla luna e Narciso a Narciso. La verità nell'Arte è l'unità di un oggetto con se stesso; l'aspetto esteriore esprimente l'interiorità; l'anima incarnata, il corpo infuso di spirito. [...]"
(O. Wilde, "De Profundis")