Tuesday, May 21, 2013

L'organo di Dioniso


Il tempo passa anche per i propri idoli ed è un fatto profondamente sbagliato. Gli idoli non dovrebbero morire mai. Rimangono tuttavia immortali le note dell'organo dei Doors, la band che più ho ascoltato durante l'università, il gruppo fondato e mantenuto tale dall'eterno Ray Manzarek.
Meno di un anno fa (luglio 2012) andavamo a Milano al concerto di Ray & Robby (e del grande Dave Brock alla voce); meno di un anno fa Ray suonava il suo hammond aggiungendo alle sue mani sulla tastiera un piede, a creare il caos, come se già non lo creasse normalmente; meno di un anno fa rivelò nel microfono che mentre noi ragazzi eravamo lì a sentire ciò che restava dei Doors, secondo lui nel frattempo i nostri genitori, da qualche parte, stavano sicuramente scopando. Che idolo immenso.
Ascolto le note di Queen of the highway e mi innamoro, le vertigini di Strange days e non capisco come, da quale angolo dell'inferno, siano sopraggiunte sulla terra sonorità così cupe, spaventose, maliziose e come invece, sempre dalla mano di Ray siano scaturiti paradigmi felici e saltellanti (Peace frog, Soul kitchen) e inni al lato più doloroso del romanticismo (The crystal ship - forse la mia preferita). I giri di Ray in Waiting for the sun e Five to one li ho dentro, non potrò mai dimenticarli nemmeno sforzandomi: 5 note, forse 7, dirette, senza troppo girarci intorno. Si va al punto con Ray, il tono è sexy, il dettaglio è estatico e, più di tutto, Ray porta "il cupo" nella musica moderna: un merito che lo rende musicologicamente rilevante, mitologicamente indimenticabile. Gli assoli di Light my fire e Riders on the storm rappresentano i tardi anni '60, la Venice Beach del dissenso, un continente che si scopre ad amare, macchine fotografiche meccaniche dalle ottiche fisse e poi colori nella moda, finalmente, per la prima volta colori veri, vividi, di una California che, per chiunque l'abbia vista, ha molto più senso se vissuta con Ray a massimo volume (i vetri devono tremare su L.A. woman, mi raccomando). E in quel periodo irripetibile, con il meglio della musica moderna internazionale, Ray era lì, tra i top, oltre le vette di Huxley, a sguinzagliare saette di hammond con l'autorevolezza del professore; il più vecchio della band, il regista dei Doors, capace di suonare note misurate, puntuali e nette:

Tuesday, May 7, 2013

Doppia cifra


(ITA - ENG follows)
Dieci anni fa entrava per la prima volta Dave Pàiza nella sala prove dell'I.T.I.S. Castelli; lo aveva scovato il Colo all'università. Era la prima volta che suonavamo noi quattro: Colo, Bob Pàiza, Dave Pàiza ed io.
Fu proprio in quei giorni che iniziò a balenare l'idea di smetterla di suonare pezzi scritti da altri. E fu proprio in quei giorni che ci demmo un nome. Da allora in poi iniziò una di quelle parentesi che contano.

La prima fu Ames, poi Twilight, dopo poco Light brown.
Poi tante altre idee, comparvero persone, qualcuno ci diede una mano, qualcuno no, alcuni ci fecero sinceri complimenti, ci furono concerti, discussioni, set fotografici in siti industriali abbandonati, pagamenti, scadenze, divergenze, illuminazioni, alcuni errori, alcuni giudizi affrettati su canzoni e su persone, serate estreme, ingenuità, soddisfazione, incomprensioni, adrenalina, gioia;
e poi una chiesa di evangelisti africani, la sensazione che si andasse da qualche parte e ci si andasse insieme, un entourage, un benzinaio, una chitarra incredibilmente viola, il compagno Four Roses (io lo odiavo in realtà);
ci fu Tamiris, qualche modella da immortalare, alcune stazioni radio assassinarono ogni (presunta) poesia, alcuni pareri ci montarono la testa, alcuni musicisti partirono poi per un lungo viaggio (forse siderale), alcuni professionisti ci aiutano ancora oggi, qualcuno di noi ha avuto l'intelligenza di ammettere a sé stesso la fine di un'epoca mentre qualcun altro si ostina a tenerla in vita con un polmone d'acciaio malinconico seppur zeppo di idee;
c'è gente che ci regala pareri sproporzionatamente entusiastici, c'è gente che se ne frega totalmente, c'è perfino qualcuno che ci attende, ci sono dei ricordi che vanno al di là del suono e del ritmo, dell'esercizio e della moda, del rock e del nostro periodo bohemien;
abbiamo fatto molti briefing e filmato dei videoclip, sperimentato arnesi musicali ulteriori consci dei nostri limiti, di recente valutato dissonanze, miraggi elettronici, consigli setacciati nel parco senza accademia degli ascoltatori;
ci sono infine stati dei viaggi tanto irripetibili in terre rarefatte che accennarne una breve descrizione fa male ed esalta allo stesso tempo.