Wednesday, July 24, 2013

Il Mandolino Centenario



Si impara a conoscere la musica nella sua forma digitale ed essa inevitabilmente accompagna per mano verso l'elettronica. Ci si avventura nella sperimentazione con i sintetizzatori e si passano ore a manipolare i suoni col computer. La musica moderna suggerisce e incoraggia la ricerca del suono. Ho pensato a lungo che questo fosse un punto di merito a favore del sound moderno. 

Poi mi trovo inaspettatamente tra le mani un mandolino napoletano di fine '800. Erano certamente decenni che non suonava. Fu acquistato negli anni '60 presso un antiquario a Napoli. Poi almeno cinquant'anni da soprammobile. Diventa nero, deformato e spento. Uno scheletro. 
Mi capita in seguito di conoscere un eccellente liutaio che riporta in vita con ammirevole maestria il vecchietto, il mio mandolino centenario. Lo suono in giardino in un caldissimo pomeriggio di luglio, esercitando i capitomboli melodici di "Rise" di Eddie Vedder

I legni e le corde vibrano con gusto e da quel vecchietto esile, leggero e minuscolo (rispetto alle ordinarie chitarre di casa mia), proviene un volume deciso, un suono tondo e completo; non mancano gli squilli degli alti e neppure i sorprendenti bassi quadrati. Con orgoglio, il mio mandolino centenario riprende a cantare dopo stagioni e stagioni di letargo. Si nota che è di nuovo felice*. 

Il legno stagionato ha il suo perché, oltre che estetico, anche sostanziale. Il suono antico vince. Subito e senza indugi. Umiliando nei dettagli e nell'insieme tutto ciò che il computer può creare (ed è difficile ammetterlo). 
Il sound maturo conquista. Conquista sempre.