Wednesday, September 11, 2013

Alle porte della Terra Zero

In questi giorni lucidiamo l'insulso dettaglio, cercando virgole e sottigliezze percepibili solo da chi conosce la prima metà della Terra Zero da troppo tempo.
Una volta concluso il lavoro per "Lady Psyché", Dave Pàiza ed io inquadrammo (non senza battute d'arresto e non immediatamente) il nuovo progetto (intervallato dalla breve parentesi di "Happy Birthday Guru"). Immaginammo una Terra Zero. Questa strana terra (frutto di un progettato declivio per sogni) si propose con la volgarità dell'insistenza, come una sensazione senza contorni, priva di profondità e di spigoli. Indefinibile mediante un'immagine, follemente prolissa e ampollosa, ma sempre senza parole che ne svelassero la natura più atomica e profonda. La prospettiva di spiegarla in cinque brani musicali risultava tanto difficile da esser per forza irrinunciabile.

Approaching Earth Zero
Non c'è amore assoluto per tutto quello che registriamo. Alcune parentesi, dopo mesi o dopo anni suonano quasi odiose, come tutto quello che si è ascoltato fino a distruggerne ogni sorpresa, ogni tipica carica emotiva. Tuttavia c'è molto di cui siamo soddisfatti in questa prima parte del nostro album in due capitoli. Ci piace che "Lip and Tremble" non sia morto e, anzi, si mescoli senza troppa fatica con qualche suono da "Happy birthday Guru"; che "Lady Psyché" sia stato il trampolino di alcuni dei cinque pezzi in uscita (me li ricordo al loro stato embrionale qualche anno fa, incerti nei passaggi importanti, infantili nel grado di approfondimento dei testi, scapestrati nelle proporzioni sonore, gattonanti sui numerosi cambi di tempo) e che le "Heart Mechanix" scivolino leste in alcuni ritornelli e nel suono di saltuarie chitarre; ci piace poi che questa Terra Zero, o almeno questo suo primo capitolo, rappresenti comunque una cesura col passato, mai rinnegato, ma piuttosto implementato con testi più vari, farcito e potenziato con suoni ai limiti dell'educazione e del gusto.
Ci sarebbe molto da dire, ma parlare della propria musica immaginando di conoscerla davvero a fondo è una recita, un falso. Ed è anche in totale contraddizione con quella comprensibile e forse utopica credenza che ogni parabola musicale, a prescindere dalla sua limitatezza relativa, susciti qualcosa di originale, spontaneo e imprevedibile nell'ascoltatore. Si conoscono i motivi per i quasi si scrive, mai gli effetti. Un fatto sostanzialmente intrigante è non riuscire a prevedere quello che teste diverse, preparazioni diametralmente incompatibili, esperienze personali, habitat naturali e sociali possano generare, a livello di critica più o meno superficiale, nella (talvolta letale, talvolta mistica) reazione biochimica nei confronti della musica nuova.

Qualche settimana e la Terra Zero sarà in onda in rete.