Tuesday, October 1, 2013

Cinque paragrafi, capitolo primo



Un paio di settimane e planeremo finalmente sul primo capitolo dei due che costituiscono il racconto della Terra Zero.

I
Come primo paragrafo musicale, facciamo conoscenza con una romanzo crudo proveniente sornione dal Lipandtremblecene (epoca antichissima, ai limiti del tempo) ambientato in una vallata florida di un'erba alta e verde che balla al tempo del vento (ammaestrato e diretto da una musa sregolata dai caratteri grezzi e magnetici, per imprevedibilità e poliedricità). I discorsi a bassa voce si chiudono supportati da note western, tempi psicologicamente problematici, pianoforti che suonano volontariamente come chitarre distorte;
Questa canzone riguarda un primo amore e si intitola "The dance of the blades of grass".

II
Scappiamo diventando per scelta bambini, chiediamo scusa inutilmente per i torti fatti in passato, parliamo con noi stessi come non siamo più e perfino con una piccola principessa decaduta; traballiamo su meridiani cinesi e ci avvinghiamo ancora a giuramenti antichi, lucidamente incatenati alla provincia. Domina un pianoforte che vorrebbe suonare indefinito come un ricordo e il basso rappresenta sempre di più il tempo che scava il terreno dell'esperienza sterile e non di certo quello della saggezza;
Questa canzone riguarda la parte malinconica dell'infanzia e si intitola "Iuvenilia".

III
Non si può quindi non risalire a tempi più adulti, salutare l'estro di un ballo che rievoca un avvenimento di qualche minuto, un incontro boreale nei suoi colori femminili, umoristico nel suo frigido epilogo inconcludente, perso sull'orizzontalità casta del mid-west (che oltre ad essere una regione è soprattutto uno stato d'animo, similmente alla nostra dolce e prevedibile Terra Zero). Lo ricordiamo col ritmo di chi è felice di aver perso una presunta occasione per preservare una felicità;
Questa canzone riguarda una grande ballerina e si intitola "Borealis temptation".

IV
Non si possono non incontrare persone ormai lontane in una terra così, le si vede salire trepidanti su un treno espresso, veloce e leggero, che sfonda vari strati di atmosfere dense e scompare negli spazi siderali più assurdi e inconcepibili. Le vediamo partire e brindiamo ai loro successi, nel tempo e nello spazio, pur sapendo che passeranno attimi spaventosi (seppur epici) lungo l'inequivocabile cintura di Orione. Il treno in questione viaggia accompagnato da cori (né angelici, né demoniaci, ma semplicemente conviviali) e non ha un orario di arrivo; la locomotiva punta al ciglio del cosmo, superato il quale altre dimensioni (indipendenti) potranno accoglierla;
Questa canzone riguarda un addio e si intitola "Space express".

V
Il nostro sorriso si immobilizza dopo questo incontro, si adagia al centro della Terra Zero, sul ricordo, quella memoria tanto nostra e tanto affidabile, non per precisione ma per disponibilità, come un qualsiasi favore sorprendentemente in saldo. Sostenuti dai venti di questa landa e da un basso che vuole saltare con la spensieratezza del grande primate nella foresta, sussurriamo con esseri di svariate biologie, che ormai sono da noi scomparsi e hanno lasciato un vuoto che solo l'incantesimo del ricordo lotta per riempire. Una lotta individuabile tra la fisiologia della memoria remota e sepolta che vuole sfumare in niente, in uno zero lenitivo, e la necessità mentale e sentimentale di una memoria per sempre piena, precisa, affidabile, compagna, amorevole ed amata, a tratti abusata e mai consunta. Eccola lì questa memoria in subbuglio e in abbandono, sorretta su una marea in crescita da sintetizzatori generosi e dal resto dell'armamento musicale, con un po' di vergogna e qualche rossore, che fanno sempre bene a chi vuole suonare e ancora meglio a chi sa suonare;
Questa canzone riguarda chi non è più e si intitola "Never really gone".

read in english:

Five paragraphs, chapter one

A couple of more weeks and we’re finally going to land on the first chapter of the two that form the narration of Earth Zero.

I
As first musical paragraph, we meet with a raw novel coming from the Lipandtremblic age (a most ancient era, at the boundaries of time) set in a valley thriving with green tall grass dancing to the rhythm of the wind (tamed and directed by a disorderly muse with raw and magnetic features in her unpredictable and polyhedric nature). The low voice talks close up supported by western movies sonorities, psychologically problematic tempos, pianos that voluntarily sound like distorted guitars;
This song is about a first love and it’s entitled "The dance of the blades of grass".

II
We escape turning to children on our own accord, we apologize to no avail for the wrongs done in the past, we talk to ourselves as we no longer are and even with a fallen little princess; we stagger on Chinese meridians and we still cling to ancient oaths, lucidly chained to our provincial habitat. A piano that would want to sound as indefinite as a recollection prevails and the bass guitar more and more represents time digging the soil of sterile experience and certainly not that of wisdom;
This song is about the melancholic part of childhood and it’s entitled "Iuvenilia".

III
Then you cannot keep yourself from going back up to more grown up days, greet the inspiration of a dance that recalls an incident of a few minutes, a boreal meeting in its feminine colors, humorous in its frigid, inconclusive epilogue, lost in the chaste horizontality of the mid-west (that, in addition to being a region is primarily a state of mind, similar to our sweet and predictable Earth Zero). We remember it with the rhythm of someone who’s happy to have lost an alleged opportunity in order to preserve a happiness;
This song is about a great dancer and it’s entitled "Borealis temptation".

IV
In such a land, it’s impossible not to meet people now faraway, you see them anxiously catch an express train, fast and light, which breaks through several layers of dense atmospheres and disappears in the most absurd and inconceivable outer space. We see them leave and drink a toast to their success, in time and space, yet knowing that they will go through scary moments (albeit epic) along the unmistakable Orion belt. The train in question travels accompanied by choirs (neither angelic, nor demoniac, but simply convivial) and has no arrival time; the locomotive heads to the edge of the universe, after which other (independent) dimensions may accept it;
This song is about a farewell and it’s entitled "Space express".

V
Our smile freezes after this encounter, it lies down at the center of Earth Zero, on remembrance, that memory so much ours and so reliable, not in terms of accuracy but because of its availability, as any favour amazingly for sale. Supported by the winds of this land and by a bass guitar that wants to jump with the thoughtlessness of the largest primate in the forest, we whisper with beings of various biologies, which have now disappeared from us and have left a void that only the spell of memory struggles to fill. A fight which is detectable between the physiology of remote and buried memory that wants to fade into nothing, into a soothing zero, and the mental and emotional need for a full, accurate, reliable, conspiratorial, loving and beloved, sometimes abused and never worn, recollection. There is this memory in turmoil and in abandonment, supported on a rising tide by generous synthesizers and by the rest of the musical armament, with a little shame and some blush, that always do good to those who want to play and even better to those who know how to play;
This song is about those who no longer are and it’s entitled "Never really gone".