Tuesday, December 3, 2013

Riprese Boreali



È stata una grande impresa accingersi a riprendere una storia che avesse come sottofondo la nostra nuova Borealis temptation, o almeno parte di essa. Tanto articolata è stata la preparazione al giorno delle riprese, quanto complesso, estenuante, tecnico, esaltante è stato vivere una giornata intera di telecamere, ottiche, automobili, freddo, cavi, pioggia, sacchetti di plastica, luci, fotografia e una certa Mercedes Hezbollah. L'aspetto più didattico (per noi musici profani) è coinciso con il sezionamento, graduale e meticoloso, di ogni microscopico pacchetto di sceneggiatura, di 3 secondi in 3 secondi, anche meno, necessario alle creazione di un racconto che funzionasse e che soprattutto fosse registrabile da una (sontuosa) telecamera. La storia è suddivisa con il coltello sottile e incisivo dell'occhio esperto di cinematografia (non di certo il nostro) e si sposta di punto di vista in punto di vista, lungo una scena improvvisata ma coerente, immaginata, ricercata e in seguito trovata nelle parentesi ingenue e sorprendenti di una provincia. Scovato non senza fatica proprio in una Terra Zero, il palcoscenico del nostro video si divide in due ambientazioni principali. Ci troviamo in bilico tra un centro culturale intelligente e vero di recente apertura (unicità e speranza in una terra altrimenti prepotentemente seduta) e tra un'urbanistica industriale inquadrata da discariche e centri commerciali (quale delle due categorie costruttive sia la più degradante non è conclusione semplice).
Borealis temptation parla di tutt'altro rispetto alla linea narrativa del videoclip. Ma è proprio il bello della musica potersi prestare e adattare ai liberi scenari di chi sa creare storie con il cinema, arte che sposa il materiale e l'astratto a differenza della musica, che vive nubile di aria e aria.
Quella telecamera, molto più sexy di una qualsiasi diva che potrebbe un giorno trovarsi a riprendere, incorpora nei suoi costosissimi organi, tendini, strutture, la sintesi di quello che il cinema rappresenta per me. È la realtà a esserne imitazione, una versione primitiva. Il Cinema scompone ed esalta il dettaglio, setacciando il tempo in micro parentesi più o meno fini. Una alla volta vengono poi messe in luce, la luce giusta per il reale significato di quel punto di vista, di quel preciso istante. Il Cinema è la realtà, proporzionata al gusto e all'intelligenza del suo creatore umano, perché racconta ogni mattone di tempo dalla prospettiva che merita. La realtà vista dagli occhi perde invece i dettagli, gli angoli ciechi, il lato oscuro della luna.
Ho visto Dave Pàiza e altri due amici dalle grandi attitudini teatrali (V&F) mimare personaggi dagli accenni Leoniani e il sottoscritto sotto la pioggia, immobile per interminabili quarti d'ora a prendere acqua in attesa del momento giusto per la ripresa tanto a lungo immaginata.
Si gelava. E tutto aveva perfettamente senso.

read in english:

Borealis shooting
Our attempt to shoot a story with our new Borealis temptation, or at least part of it, in its background, was quite a challenge. As articulated was the preparation for the day of the shooting, as complex, exhausting, technical, exciting has been living a full day of video cameras, lenses, cars, cold, cables, rain, plastic bags, lights, photography and a certain Mercedes Hezbollah. The most instructional side (for us lay musicians) coincided with the gradual and meticulous dissection of each microscopic brick of script, 3 seconds in 3 seconds, even less, necessary to the creation of a story that worked and that, above all, was recordable by a (sumptuous) video camera. The story is organized by the subtle and incisive knife of a movie making expert eye (certainly not by ours) and moves from point of view to point of view, along an improvised but consistent set, imagined, researched and later found within the naive unexpected brackets of a province. Not effortlessly discovered right on an Earth Zero, the stage of our video is divided into two main settings. We are caught between a clever and true recently launched cultural center (uniqueness and hope in a land otherwise strongly still) and between an industrial urban planning framed by landfills and shopping centers (which of the two constructive categories is the most degrading is not a simple conclusion).
Borealis temptation is about quite another matter when compared to the narrative line of the video clip. But it is precisely the beauty of music, its capability to adapt and to lend herself to the unlimited scenarios by who knows how to create stories with a tool such as cinema, art that combines material and abstraction unlike music, who lives maiden of air and air.
That camera, much sexier than any diva that one day she might happen to be filming, incorporates in its expensive organs, tendons, structures, the synthesis of what cinema is to me. It is reality to be its imitation, a primitive version of it. Cinema breaks up and enhances detail, sifting time, in more or less subtle micro brackets of storyline. One at a time they’re later put in light, the right light for the real meaning of that frame of view, of that precise moment. Cinema is reality, proportioned to the taste and intelligence of his human creator, because it tells every brick of time from the perspective it deserves. Instead, reality seen through human eyes loses details, blind spots, the dark side of the moon.
I saw Dave Pàiza and two other friends with great theatrical aptitudes (V&F) mime characters with Leonean allusions and myself in the rain, motionless for endless handfuls of minutes, drenched to the bone, waiting for the right moment for the so long imagined take.
It was freezing. And it all made perfect sense.