Sunday, October 4, 2015

Il viaggio interiore e primordiale in Zeroland (Il parere di Geendie)

A volte chi fa critica davvero approfondisce quello che ascolta. Raramente accade, ma oggi è successo. Già dall'analisi al microscopio dedicata alla nostra "The dance of the blades of grass" si capisce che chi ha scritto ha anche cercato di capire, leggere i testi, riascoltare, rileggere, aspettare, ascoltare di nuovo. Viene da pensare che tutti i critici dovrebbero fare così.
Grazie a geendie.com per le parole positive ed ecco il bellissimo articolo sul nostro Zeroland:



GLEAM: “Zeroland Part I”. L’indie-progressive sotteso tra poesia e sperimentazione.

I “GLEAM” mi raccontano che il loro nome, tradotto con il termine “bagliore” in italiano, viene da loro scelto, nel 2003, come augurio per la loro carriera musicale, a ricordargli che in ogni prova, esecuzione, o composizione, fosse necessario ricercare delle sonorità che li appassionassero. Mi spiegano che la denominazione scelta: “è da intendersi più come un limite (in senso matematico) che tende ad infinito, piuttosto che un reale traguardo raggiungibile. E’ la ricerca del “bagliore musicale” quando possibile, quando visibile. In quest’ottica il nostro nome è, in sintesi, un promemoria continuo, che ci ricorda di tentare sempre qualcosa in più.” Musicalmente viscerali, raffinati giocolieri ed equilibristi del suono e delle contaminazioni, con la volontà di spingersi sempre più in là, in una continua tensione e ricerca, una vera inquietudine sonora, i GLEAM rappresentano un unicum, musicalmente parlando. Nulla è mai uguale a se stesso, pur avendo un’impronta personale e stilistica che ripercorre il loro lavoro “Zeroland Part I”. I GLEAM mi spiegano che il loro ruolo di musicisti è quello di creare “un racconto d’azione che tenti di appassionare. La ricerca della complicazione compositiva e sonora non è fine a se stessa, ma serve, semmai, ad affermare che si può creare qualcosa che non sia necessariamente banale e già sentito”. Mi spiegano che, nel processo compositivo, Musica e testo nascono nello stesso istante, come “gemelli”: “(…) l’avvenimento dev’essere improvviso e naturale. La versione del pezzo che nasce in questa prima fase, non è mai definitiva e “limata”, ma è il cuore grezzo del pezzo e può generarsi in qualsiasi momento della giornata. È un momento bellissimo, forse la parte più vibrante del fare Musica, la fase di creazione iniziale, entusiasmante e sempre sorprendente”.