Tuesday, July 5, 2016

Latitudini Zero


Si stagliano all'orizzonte i nuovi capitoli della nostra cara, vecchia, imperdonabile, Zeroland; questa volta un po' più acida, sentimentale, politica. L'ultima metà del racconto richiede ancora del tempo per essere metabolizzata, discussa e conclusa, ma è ormai quasi qui, la sua struttura è evidente, perlopiù definita.
Da queste latitudini non si vede tutto chiaro, le previsioni lasciano il tempo che trovano; ed è un po' il loro bello. Al di là dei dettagli tecnici, i nuovi cinque capitoli vogliono parlare il più a lungo possibile e senza troppa sintesi; l'abitudine generale alla brevità forzata in tutti gli ambiti quotidiani è quanto meno limitante e alla lunga irritante e quindi tutto ciò che può non essere sintetico ha il dovere di non esserlo.
Si parla solo di cose importanti, non c'è tempo per le cazzate nella musica, quelle lasciamole a chi di tempo ne ha. E il tempo è tutto, è il primo dei nostri idoli e delle nostre limitazioni. In un certo senso è perfino la prima delle libertà: si tentano idee musicali senza alcun tipo di vincolo, le si fa riposare lasciandole maturare per mesi.
Ad oggi questo nuovo album è un amore al suo inizio, quando ci sono da poco stati i primi baci. C'è entusiasmo, lo ammetto. Le bozze sono in stato avanzato, il traguardo ormai esiste, ancora non prossimo, ma non lo si può più negare. 
Tigri, imperatori, finanza, città nord europee, televisione, sondaggi elettorali, provincia selvaggia, bombardamenti alleati, antiche navigazioni: queste saranno alcune delle tappe verso la seconda e ultima esplorazione della Terra Zero.